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Stress e drammi personali non risparmiano i militari

17 Luglio 2018 Author :  

Dalle statistiche giornalistiche risultano fortunatamente pochissimi casi d'uso improprio delle armi in dotazione, con eccessi ed esiti nefasti conclusisi con suicidi od omicidi. Pertanto non si puo' parlare di alcun allarme sostenuto dalle percentuali, ma in ogni caso sul piano psicologico occorre proporre ugualmente il presidio di un'azione di prevenzione antistress e multidisciplinare, sostenuta, ove possibile, anche dalla comprovata efficacia delle relazioni associazionistiche, affinche' si esplichi un rapporto dialogante, specialmente mirato alle persone in divisa momentaneamente piu' fragili, chiuse e dubbiose. Le persone piu' fragili devono essere messe in grado di provare a lenire e svuotare le tensioni interne, che talvolta vanno accumulandosi per ragioni familiari, lavorative, di gioco ed esistenziali". A parlarne e' Gennaro Iasevoli, docente di Psicologia Giuridica dell'Universita' Parthenope di Napoli. "Devo dire, in premessa, che la disponibilita' delle armi in dotazione, contrariamente alle voci che si levano dai profani- chiarisce il professore- non potra' mai identificarsi come causa o concausa delle tragedie, perche' si inquadra tecnicamente e scientificamente nella ordinaria gestione dei rischi da parte dei preposti. E poi ogni arma e' gia' compresa nell'universo dei pericoli fissi - inerti - che ogni essere umano e' abituato a fronteggiare giornalmente con l'intelligenza. Le armi gestite dagli addetti (delle F.F. dell'Ordine) - anche secondo le statistiche ospedaliere - rappresentano un pericolo fisso inferiore, con incidenti piu' rari di quelli causati delle scale, balconi e finestre da cui si puo' cadere, o dei pericoli giornalieri derivanti dalla fruizione dei mezzi pubblici e privati oppure derivanti dalla vita domestica, dai cibi e dagli stessi medicinali che assumiamo. Pertanto inutile perder tempo a parlare delle dotazioni- afferma Iasevoli- perche' solo in rarissimi casi possono essere chiamate in causa se non in seguito all'intenzionale volonta' delittuosa di tutt'altra origine. Ritornando a parlare della prevenzione mentale dello stress, secondo la mia pregressa esperienza di relatore in corsi antistress per Ufficiali, direi che esistono fattori stressanti principalmente legati ai ritmi di lavoro e scompensi della ideazione provocati da aspirazioni molto ampie a fronte di successi molto limitati che in parole povere comportano delusioni su delusioni- spiega lo psicologo giuridico- finche' la persona per salvarsi dalla trappola, non comincia ad abbassare coscientemente il suo livello di aspirazione smodata al successo". Occorre considerare e "prevedere sempre la possibile insorgenza, anche inaspettata, dei pericoli della mente a seguito di stress, delusioni, malattie e predisporre un contributo socio antropologico al benessere vitale anche di chi lavora in divisa. L'affetto dei familiari, le raccomandazioni alla calma ed alla serenita', i corsi antistress, la regolazione dei ritmi di lavoro, una dieta equilibrata ed appagante, sono tra gli espedienti principali per la tranquillita' e la salute mentale. Certamente- consiglia Iasevoli- non e' mai superflua la diffusione del dialogo sul benessere vitale anche nei confronti dei militari, tanto piu' quando ci si trova di fronte casi tragici per l'uso improprio della dotazione personale verso se stessi e verso gli altri". Lo sport, la partecipazione e l'integrazione nel tessuto sociale durante il tempo libero "puo' essere utile ed addirittura risolutiva nei conflitti psicologici interiori che colpiscono e affliggono alcuni militari quando improvvisi vuoti esistenziali, impediscono la serenita' individuale e l'ottemperanza alle mansioni quotidiane da espletare in divisa. L'associazionismo, vissuto durante il tempo libero spesso produce utilmente un aiuto esterno delicato, semplificato, esistenziale, che da' ristoro psicologico naturale. Questo perche' non e' collegato al sostegno psico-medico istituzionale interno alla caserma- continua il professore- che talvolta intimorisce e smorza sul nascere la trasmissione colloquiale delle problematiche mentali del dipendente in divisa, per il timore che le eventuali segnalazioni delle proprie sofferenze psicosomatiche momentanee possano essere registrate perennemente con conseguenze sugli incarichi di lavoro, o per il timore di rallentare la carriera". Secondo Iasevoli "sono estremamente importanti, durante il tempo libero, le relazioni amicali e i colloqui anche se informali, gli ascolti e gli interventi psicologici estemporanei, meglio se connotati dalla dimensione dinamica reale della vita. Essi favoriscano il benessere psicologico, talvolta messo a dura prova dalla routine quotidiana degli Operatori delle forze dell'Ordine. L'incontro e il colloquio - effettuati anche presso strutture esterne dotate di Sportello di ascolto associativo - permettano di approdare a quel confronto umano in un ambiente neutro, scollegato dalle registrazioni nelle cartelle cliniche personali di caserma. E' questa un'azione aggiuntiva di prevenzione e di sostegno, offerta da molti sportelli associativi esterni- conclude lo psicologo giuridico- attraverso i professionisti del volontariato, che producono buoni risultati nella prevenzione del disagio".

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