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Tornano i graffiti latini di Pompei tradotti in napoletano

11 Ottobre 2018 Author :  

Il Parco Archeologico di Pompei riprende a pubblicare, curate da Carlo Avvisati, scrittore e studioso di napoletanita', le traduzioni napoletane dei graffiti latini piu' belli e interessanti mai rinvenuti sui muri cittadini durante i quasi tre secoli di scavi. E lo fa con la frase ritrovata dipinta su un pilastro di una caupona situata accanto al Lupanare, nell'omonimo vicoletto. 'otiosis locus hic non est discede morator' ovvero 'questo luogo non e' per gli oziosi. Vattene, bighellone!' scrisse l'oste, avvertendo i perditempo che il suo locale era tutt'altro che a disposizione dei bighelloni. E questo nonostante quell'osteria fosse area preferita di sosta e gozzoviglia per la varia umanita' che frequentava il vicino postribolo o che era intenzionata a visitare. Spesso, difatti, i nullafacenti di Pompei sostavano nell'osteria in attesa di poter racimolare cibo, danaro o solo per sentire e raccontare storie sulle specializzazioni delle prostitute o sui loro clienti, al caldo d'inverno o al fresco del pergolato d'estate. Fu dunque questo il motivo per cui l'ignoto gestore dell'attivita', ritrovandosi la taverna piena di improbabili avventori che poco facevano correre assi e sesterzi, fu costretto a scrivere, in bella vista, l'avvertimento minaccioso. Dalla lingua di Ovidio e di Orazio a quella di Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, dunque, le scritte latine tradotte in napoletano, nonostante il salto di 20 secoli, ancora una volta mostrano tutta la sagacia e la sfrontatezza di chi scriveva sui muri di Pompei per dire del suo amore nei confronti di una fanciulla, per denunciare furti e malefatte o per chiede di votare per il proprio candidato.

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